Porpetto, venerdì 12 giugno ore 21 – Partita tra i Mojitos e gli Spriss Rangers.
I Mojitos arrivano già con tutto il curriculum addosso: campioni in carica, primi in classifica e imbattuti. Insomma, quella categoria di squadra che non sta semplicemente vincendo il campionato, lo sta quasi amministrando.

In più hanno due lanciatori fratelli, Eros e Giulia, entrambi fortissimi. Una combinazione genetica che andrebbe studiata o almeno limitata per equità sportiva. Noi al massimo, come caratteristiche genetiche, vantiamo la calvizie o i peli superflui. E come se non bastasse, anche il loro terzo lanciatore non è da meno: forte, preciso e con effetto, cioè uno di quelli che quando lo vedi capisci che la serata sarà lunga.
La partita però inizia in modo quasi sospetto.
Al primo attacco gli Spriss partono forte e segnano due punti. Due punti veri, non svaniscono infatti tirandoci pizzicotti. Nel frattempo in difesa riusciamo anche a chiudere con tre eliminazioni rapide e teniamo i Mojitos a zero. Tutto molto bello, quasi troppo.
ROBIS DI NO CRODI.
Secondo attacco: partiamo bene ma non riusciamo a concretizzare fino in fondo, nonostante i corridori sulle basi. In difesa però continuiamo a reggere e concediamo solo un punto ai Mojitos, che nel frattempo avevano probabilmente solo deciso di iniziare a scaldarsi sul serio.
Fine secondo inning: decidiamo di scattare una foto al tabellone a imperitura memoria di quel momento magico in cui siamo stati in vantaggio sui Mojitos. Una di quelle storie che si sussurrano in giro negli spogliatoi negli anni a venire.
Peccato non abbia iniziato a piovere in quel momento!
Dal terzo inning in avanti i Mojitos tornano semplicemente a essere i Mojitos.
E cioè una squadra che, quando si stufa, smette di tentennare e – ORCO DINDIO – inizia a colpire la palla con una convinzione che non è esattamente salutare per la difesa avversaria. Le battute diventano sempre più forti, sempre più precise, e soprattutto sempre più lontane da dove noi vorremmo che andassero.
I nostri due lanciatori, Erma con la sua proverbiale glacialità e Zotti con la sua saggezza senile, conducono una partita molto onesta, con anche qualche strike-out portato a casa con orgoglio e tempismo. Diciamo che provano a instaurare un cordiale rapporto di scambio con i Mojitos, che però sembrano non essere particolarmente interessati alla collaborazione.
Il risultato è che ogni contatto pulito diventa automaticamente una gita verso il fondo campo e agli esterni non resta che organizzarsi come meglio possono: Sarah Pardini, Alba Zulini (che la sostituisce a metà partita in esterno dentro e scopre che stasera dovrà correre più del solito), Steve Bajc in sinistro ed Ermacora in centro passano la serata a fare chilometri e invocare San José Gregorio de Caracas. E verso la fine del sento inning iniziano anche a vederlo.
Ogni inning arriva puntuale con il suo implacabile contributo: 4 punti Mojitos.
Nonostante tutto, non ci lasciamo abbattere.
Si rendono protagonisti con ottime assistenze in prima base Mauro Viezzoli, Cris Fabbro e Pietro Silvestri: sempre presenti, sempre nel posto giusto al momento giusto, anche quando la palla arriva con intenzioni poco chiare. In seconda base Yari Zorzenon dà l’idea di uno che ha letto il manuale d’istruzioni del softball.
Le due eliminazioni più belle arrivano però su rubata.
La prima nasce da un momento di telepatia sportiva tra Andrea Sandrin e Enrico Ermacora: nessuna parola, solo uno sguardo che dice “ok, vieni con me” (non in senso romantico, eh!). Il corridore parte, convinto che non succederà niente, e viene invece eliminato con un’azione talmente pulita che per un attimo sembra quasi semplice. Quasi. Il nostro Sandrone inganna tutti con un lancio fulmineo a Erma in pedana, che gliela rilancia subito: palla nel guanto che tocca l’ignaro corridore a due passi dal piatto di casa. OUT.
La seconda è più fisica ma meno filosofica: Yari dalla seconda legge la rubata verso la terza, parte, insegue, attira l’attenzione di Stelio Silvestri in terza base che ingaggia una ballerina, ma il nostro Viking batte tutti in velocità, insegue l’avversario – giusto un pochino meno veloce – e chiude l’eliminazione.
In attacco non siamo spettatori, anche se i Mojitos ogni tanto ci fanno sentire tali: Sarah Pardini quasi salva in prima base, che nel nostro linguaggio significa “ha fatto una cosa molto buona, ma il softball ha detto no comunque”. Poi ci sono Fabbro, Erma e Viezzoli, sempre solidi e sempre presenti, Luca Cotza che è il classico giocatore che non fa scenate ma alla fine è una certezza, e Go Bonutti, che stasera trasforma ogni giro di mazza in uno spettacolo estetico indipendentemente dal risultato: non batte, crea una PERFORMANCE.
E poi c’è il “momento famiglia” anche per gli Spriss: mentre i due fratelli Mojitos hanno in comune l’abilità di lancio, i due coniugi Zotti sono accomunati dall’essere colpiti in battuta: visto che inspiegabilmente il nostro Emiliano stasera se l’era cavata, è Giulia Sandrin ad essere colpita alla tibia. Per fortuna i Mojitos, oltre alla hierba buena, abbondano di ghiaccio e, nonostante la contusione, la giocatrice Spriss decide di continuare a correre: grazie ai preziosi consigli dei suggeritori che le spiegano dettagliatamente l’azione (“Qualsiasi roba succedi, ti cori e basta!”), riesce anche a segnare il quarto e ultimo punto dell’inning.
La partita finisce con il punteggio di 17 a 6 per i Mojitos.
E possiamo dire, con malcelato orgoglio, che siamo stati la squadra che finora ha segnato più punti contro di loro. Che è un po’ come dire “abbiamo perso meglio degli altri”, ma noi sappiamo accontentarci delle piccole gioie della vita.
E poi, come sempre, il gran finale: birra, selfie di Giugno con la mitica Ari, porchetta tutti insieme e improvvisamente il match torna a essere più equilibrato.




















